Tutti i cambiamenti di Stefano Bruno

Non avete idea di cosa significhi essere costretti a cambiare. In un momento perfetto in cui si è perfettamente in bilico e in equilibrio nella propria vita, un elemento esterno ti scombussola e sconvolge, a me almeno è capitato così, e poi un pugno in faccia. L’equilibrio esiste solo per essere sconvolto, la stasi non fa molto parte della vita. In questo mio momento di cambiamenti fisici ed emotivi, ho solo voglia di confrontarmi con questo trambusto generale.

“Eppure si muove” è una riflessione filosofica sul mondo attorno a noi. Uno sguardo al caos che ci circonda, al disorientamento, e all’unica soluzione: la musica e l’amore. Sono questi due massimi sistemi a muovere ogni cosa attorno a noi. A volte ci sembra di rimanere fermi nello stesso punto, bloccati, ma non ci rendiamo conto che comunque qualcosa si sta muovendo. Niente rimane eternamente fermo e uguale. Stefano Bruno attraverso la frase filosofica “eppure si muove”, elogia la musica e l’amore come ancora di salvezza in un mondo ormai allo sbaraglio.

1 – “Eppure si muove”. Qual è il messaggio che vuoi mandare al tuo pubblico con questo singolo?

Il messaggio di Eppure si muove è legato alla magia della musica e dell’amore. Sono come divinità e mi piaceva pensare che fossero proprio loro quei “massimi sistemi” a cui faceva riferimento Galileo, visto che sono gli unici elementi che possono smuovere le montagne. A livello globale, notate anche voi che senza queste due condizioni il mondo precipita.

2 – Quanto c’è di te in questo nuovo singolo?

Molto più di quello che sembra, anche se il testo parla in prima persona solo in due frasi. Nella prima, in modo più evidente quando parlo della mente che se ne va a zonzo. L’altra frase, invece, che quasi non si nota, riguarda il cuore che corre all’impazzata, così importante eppure…così trascurato. Cuore e mente. Curioso! Non ci avevo mai pensato prima di questa domanda (ride).

3 – Come nasce un brano di Stefano Bruno?

I miei brani nascono quasi sempre da una frase o da un motivetto che mi frulla in testa. Dipende. Di solito arriva prima la musica, a volte nasce prima il testo. E’ raro che nascano contemporaneamente di getto, ma quando succede è stupendo. Preferisco creare mentre cammino per strada o in mezzo alla natura piuttosto che stare seduto ad una scrivania. Infatti a volte mi capita di registrare audio mentre guido o quando sono in metro o a un concerto in cui non si capisce niente.

4 – Quali sono i tuoi luoghi musicali preferiti?

Bella domanda. Mi ha spiazzato! A parte il mito di Sanremo… il Teatro antico di Taormina (ci pensa su per qualche secondo, ndr). Sarà per le mie origini o per dove è collocato ma è un luogo incantevole, non sai mai dove guardare con il mare e quei paesaggi mozzafiato. In silenzio è già magico, se c’è anche la musica poi, è il piacere dei sensi. Adoro città come Catania, Palermo, Londra, Parigi e Napoli dove qualsiasi cosa è musica che riecheggia dalle strade. Ma amo anche i circoli ARCI, quei luoghi che non sono troppo snob, i locali fumosi non particolarmente grandi dove la gente va per il piacere di stare insieme e ascoltare davvero la musica e dove c’è un clima di festa che lascia spazio a momenti più intimi.

5 – Prima della tua carriera da solista sei stato in un duo e in un coro gospel, come mai hai deciso di intraprendere questo percorso?

In realtà prima del duo ho avuto altre esperienze in band che facevano cover, ma già dall’inizio sentivo il bisogno di proporre qualcosa di inedito. Per l’idea utopistica che ho io della musica, avrei sempre un gruppo al mio fianco, ma ci vuole anche fortuna a trovare persone genuine, oltre che ottimi musicisti con gli stessi obiettivi. Prima vengono le persone e poi viene la musica!

Alcune scelte sono spinte dalla necessità o dalla vita. Il duo era la condizione minima per suonare insieme a qualcuno e formare una band partendo da zero. Poi a furia di cercare impari a diventare autonomo e a non dipendere dagli altri. Se avessi trovato subito i musicisti magari non avrei avuto l’occasione di entrare in un coro gospel. L’incontro col gospel è stato quasi casuale ma in quel momento è stato catartico e mi ha dato tantissimo soprattutto dal punto di vista umano e spirituale.