Andreacarlo, essere padri

Lo dico subito: non ho mai conosciuto le gioie e i dolori della paternità (o della maternità nel mio caso), quindi non ho accesso a tutto l’armamentario di esperienze e di scariche emotive che hanno acceso la fiammella di Andreacarlo nello scrivere e nel comporre questo suo nuovo lavoro, intitolato Alle 4 del mattino, forse un titolo indicativo di un orario al quale Andreacarlo ha dovuto fare suo malgrado l’abitudine di svegliarsi (o essere svegliato) bruscamente, magari senza più riuscire a prendere sonno, magari approfittandone per abbozzare la melodia di una canzone.

È senza dubbio lo slancio di amore verso la propria neonata figlia che ha portato Andreacarlo a ultimare la composizione di questo disco, in sé più un EP che un album completo. Un EP che già nella sua presentazione viene descritto come influenzato dal “pop italiano anni ‘70 e ‘80 e del cantautorato classico, con un tocco new wave britannica”, anche se quest’ultimo sinceramente fatico alquanto a rintracciarlo nei 5 brani.

Più evidente al contrario l’influsso cantautorale. Ascolto Alle 4 del mattino e in Signora Musica mi viene in mente mio padre che mi faceva ascoltare i CD di De Gregori nelle mattine di autunno; Il mondo di domani 2021 mi rimanda, specialmente nei backing vocals, al Rino Gaetano che ho scoperto nella tarda adolescenza; Il mare a Milano addirittura ha echi di Tricarico, e non solo per il titolo che ricorda proprio la sua canzone con De Gregori, A Milano non c’è il mare, ma anche per certi passaggi del testo come “poi prendevo un gelato ma era ghiacciato”, che paiono proprio usciti dalla penna tricarichiana.

Le note di Alle 4 del mattino sono dunque un viaggio nei ricordi dei grandi del passato, e questa è a mio modo di vedere sia la croce sia la delizia dell’EP. Le capacità di scrittura di Andreacarlo sono in effetti innegabili, ma il lavoro corre il rischio di sembrare un po’ prigioniero del passato, slegato dalle sensibilità attuali; allo stesso tempo le canzoni sono quasi tutte molto accattivanti ma manca il brano che mi fa svoltare il disco, quello che davvero mette voglia di riascoltarselo fino a che il telefono ti implora di cambiare traccia, e la fissazione quasi ossessiva sulle rime AABB in ogni canzone non aiuta ad alleggerire l’ascolto. 

Non voglio comunque dire che Alle 4 del mattino sia un brutto disco, anzi! Posso solo ringraziare Andreacarlo per avermi fatto passare una mezz’ora in compagnia dei ricordi belli dell’infanzia e dell’adolescenza segnata da molte di queste sonorità. Vorrei magari in futuro ascoltare un suo prossimo disco e provare a riconoscere un sound “alla Andreacarlo”, che mi faccia subito pensare a lui così come subito ho pensato a De Gregori e Rino Gaetano ascoltando le sue canzoni.