Il nuovo amore di Tigri

Io sarò sempre grata a questo 2021 così strano, sarò grata a queste giornate placide passate davanti al computer, a questi pomeriggi infiniti passati a guardare il catalogo di Netflix, a questa tranquillità infinita che mi ha fatto ingrassare e che non avevo mai provato prima. L’amore per me è sempre stato una burrasca, un affondare in acque torbide senza speranza. Ancora annaspo a pensare alle giornate che ho passato ad aspettare un messaggio, alle birre silenziose che cercavo di animare con discorsi audaci, di mattine in cui avrei voluto notti di passioni e non un mero atto pratico, alla fin fine molto triste. Non dovrei mai dirlo, ma il Covid mi ha salvato la vita, perchè mi ha cambiato completamente il concetto di Amore. L’amore che è sempre stato esplosivo, doloroso, conflittuale, complicato, ora improvvisamente si è fatto casalingo, di abbracci quotidiani, di giornate di lavoro condivise, di confidenze banali, come una stretta di mano (naturale, istintiva, facile). Ma improvvisamente mi ritrovo davvero in tutti i film, in tutti i dischi, in tutti i libri che parlano di questa cosa, che avevo aggirato con troppi drammi, l’amore.

Tigri mi ha regalato questo mondo sinuoso sulla declinazione d’amore, un mondo di post-punk e irriverenza, l’amore tra noi è descritta come stretta di mano in cui si intrecciano le chitarre elettriche di Damasco. Questa Serenata Indiana di Tigri è il riassunto del mio 2021, è un mondo rock (con quel timbro che a tratti sembra arrivare dalla scena alternative degli anni Novanta, tra Marlene Kuntz e Bluvertigo) che si è acquietato per popolarsi di synth, tormenti, egoismi virtuosi di cui è stato già ferito molte volte. Quello di Tigri è un amore oscuro, un amore tra egocentrici che si succhiano la linfa vitale, un amore tra creature notturne che si leccano le ferite a vicenda.

I brani spaziano dal cantautorato sperimentale all’indie pop, fra chitarre, drum machine e sintetizzatori, con l’obiettivo di riportare nei suoni l’eclettismo dei sentimenti descritti nei testi, perennemente in bilico tra la metafora barocca e la descrizione cruda di eventi e situazioni. Un brano d’esordio in realtà non collocabile da nessuna parte se non qui, in questo presente sospeso dove stiamo ascoltando uno degli album che mi ha più segnato quest’anno.

Se siete delle geishe, va benissimo così.