Tutti i guai di mattia Salvadori

Che meraviglia i guai, e tutti i subbugli che avevo qualche anno fa dove convivo con un’ansia perenne di aver combinato un casino. Mi ricordo quella sensazione assurda di quando mi svegliavo la mattina, e di pentirmi amaramente di tutti i soldi spesi per il l’alcol della sera prima, di pentirmi di non aver passato la serata a guardare una serie su Netflix ma a vagare per le strade di Milano, notturne, fredde, decisamente voraci. C’era un periodo, così vicino e così lontano, dove non potevo fare a meno di uscire tutte le sere, non mi ricordo che ne è di tutti quei soldi e quelle persone di quelle serate dove sono andati a finire. Guai e basta, anche se bellissimi.

“Liberami dai GUAI”: una richiesta apparentemente normale che però si può espandere a significati diversi, più sfumati, perfino minacciosi: il nuovo singolo del trombettista e producer MATTIA SALVADORI veste con eleganza e armonia intenzioni e risvolti tutti da esplorare. Dopo SOLARIS (feat. GO-DRATTA), MATTIA SALVADORI torna con un brano dove è presente la voce della cantante PAOLA BIVONA, già al Festival di Castrocaro, The Voice Of Italy e vincitrice della Targa Tenco col progetto Adoriza.

La traccia è nata di getto in poche session in studio. Strizza l’occhio all’elettro-pop e al nujazz ma si mescola con atmosfere create da parole e sound design. GUAI parla delle sensazioni di una persona all’interno di una coppia. Pian piano si aprono gli occhi, ci si sveglia dal torpore. Metafore che invitano l’ascoltatore a immedesimarsi, a mescolare le proprie esperienze con il testo del brano. “GUAI nasce in piena zona gialla. Mi sarebbe piaciuto lavorare con la voce di Paola già da tempo e avevo accumulato molti beat/idee che mi piacevano. Ci ritrovavamo anche vicini geograficamente. La collaborazione è nata di getto, con tanta voglia di buttarsi e di mettersi al servizio l’uno dell’altra. Volevamo valorizzare la voce con la produzione e rendere al tempo stesso la voce come uno strumento del brano”

1.     Sei un polistrumentista e un “non cantante”: è stato difficile decidere di iniziare una carriera solista e di non unirti a una band?

Ho fatto parte di molte band e collaborato con molti progetti quindi quella era una realtà che conoscevo bene. Avevo voglia di sperimentare, di realizzare qualcosa che rispecchiasse molto di più i miei gusti e i miei suoni, senza pensare troppo a logiche varie di mercato e dei suoi clichè. Con un po’ di incoscienza feci Madrugada (feat. C_loud), mi piacque e la pubblicai con Danda che mi appoggiò fin da subito. La cosa piacque anche fuori e questo mi ha incentivato a lavorare su un progetto più ampio. 

2.     Come nasce la collaborazione con Paola Bivona?

Con Paola ci conoscevamo da un po’ ma non c’era mai stata occasione di collaborare. Mi è sempre piaciuto il suo modo in cui mi trasmette quando canta, il suo timbro. Eravamo in zona gialla, avevo accumulato beat e idee, alcune si prestavano per qualcosa di “pop”. Io e Paola ci ritrovavamo geograficamente vicini e mi è venuto spontaneo coinvolgerla. E’ stato tutto molto scorrevole e stimolante. In un paio di sessions in studio avevamo già tutta la stesura completa con la voce.

3.     Hai suonato con tanti altri musicisti e aperto i concerti di altrettanti. Chi ti ha lasciato le impressioni migliori?

Ricordo che fu una bellissima esperienza quando aprii un concerto a Seun Kuti & Egypt 80 (il figlio del leggendario Fela Kuti con la sua band storica). Vedere questi mostri sacri dell’afrobeat così tranquilli, alla mano, incuriositi, che chiedevano, facevano domande, che se la godevano. Mi fece riflettere. Sul perché molti (molto meno conosciuti) hanno “bisogno” di darsi arie, sull’importanza del divertirsi nel fare questo lavoro, sul fatto che hai sempre da imparare qualcosa da qualcuno.

4.     “Guai” è il tuo nuovo singolo, impregnato di nu-jazz ma non lontano dal pop. Che ispirazioni ha, alla base?

Credo che “Guai” contenga le influenze sia mie che di Paola. Fin dall’inizio l’idea era quella di un brano più “pop” ma che comunque fosse in linea con il mio suono, elettronico e contaminato, sia per gli strumenti che per i generi toccati. E’ stato interessante per me entrare nel suo mondo, capire cosa gli piaceva di più e cosa di meno. Al tempo stesso ho visto lei incuriosita dal mio modo di lavorare, dal mio workflow. Questo è stato il processo creativo, lasciarsi ispirare.Area degli allegati