Viaggi nella psiche con S.c.I.O

Chi non ha mai sofferto di problemi mentali non può saperlo, chi non ha mai avuto un breakdown pubblico, chi non ha mai avuto l’umiliazione di esser percepito fragile dagli altri. La musica e il cinema sono sempre stati un rifugio sicuro per me, e per tutti quei momenti, palesi, in cui sentivo troppo: ho sempre sentito troppo. Mi è sempre sembrato di stare più male degli altri, di vivere emozioni più amplificate, rispetto a tutti gli altri là fuori. Psicoterapia e qualche batosta in più mi hanno confermato che un po’ era così. Oggi è quasi un bene.

Fuori dal 25 novembre “Le prigioni di Jaco”, il nuovo singolo di S.C.I.O., progetto strumentale nato da un’idea di Stefano Scioni. C’è un elemento comune che lega tutti i suoi brani: non vengono usate chitarre ma esclusivamente  il basso elettrico.  Dopo un periodo di pausa dalla musica, nel 2021 Stefano è tornato pubblicando un singolo dopo l’altro. I suoi pezzi, completamente strumentali, sono spesso un viaggio nella psiche umana. Le parole non servono, la musica urla forte e chiaro il suo messaggio. “Le prigioni di Jaco” è il suo nuovo brano e nasce dopo la visione del documentario dedicato a Jaco Pastorius, prodotto da Robert Trujillo  bassista dei Metallica. 

Le prigioni per Jaco Pastorius erano le sue instabilità mentali. 

SCIO è un acronimo? Di cosa? 

In realtà S.C.I.O. doveva essere senza puntini. SCIO. Poi un giorno, non ricordo su quale piattaforma fossi, non riuscivo ad inserirlo come nick name… l’unico modo in cui veniva  accettato era con i puntini. Da lì è rimasto così. È un falso acronimo quindi.  SCIO è semplicemente un soprannome derivante dal mio vero cognome. 

“Le prigioni di Jaco” è il tuo nuovo singolo. Come è nata l’idea del video? e del brano?

Il brano è nato casualmente. Guardando il documentario della vita di Jaco Pastorius. C’è una scena dove il figlio di Jaco racconta di aver visto il padre in stato confusionale mentre vagava nel parco dove ormai viveva da diverso tempo come un barbone. Ho immaginato i loro sguardi incrociarsi. Da qui è nato tutto. Prova per un attimo ad immaginare i loro pensieri in quel momento. Prova ad immaginare il loro stato d’animo. Un figlio che vede il padre in quello stato…ed un padre che probabilmente vorrebbe esprimersi in un modo diverso. Entrambi vorrebbero evadere da quella situazione. Da qui il concetto di prigione. 

Il video è stato fatto semplicemente perché ritenevo questo concetto di prigione applicabile ad un ventaglio di situazioni molto diverse tra loro. Il primo esempio è sicuramente una condizione di manipolazione o violenza. Nel video per esempio la ragazza vive un incubo, ma chi vive una prigione quell incubo lo percepisce come una persona, uno stato d’animo, una malattia ecc qualcosa da cui l’evasione è l’unica via di fuga. 

La canzone ha una durata considerevole, molto fuori dal comune in questo momento.Pensi che la tua musica sia adatto al pubblico italiano o è più international?

Sono assolutamente cosciente di non essere commerciale. Mi accorgo della durata dei brani esclusivamente quando il loro periodo di espressione è finito. Non mi do regole e non guardo ai mercati. Penso che stiamo vivendo un periodo in cui la musica suonata possa avere una nuova primavera. Voglio essere all’interno di questa stagione. Se poi a questa stagione si interesserà qualche mercato…ben venga. 

Hai mai pensato di osare con qualcosa di non strumentale?

Si…qualche sperimentazione è stata effettuata, sono più che altro collaborazioni. Magari prenderanno luce… chissà. 

Prossimi progetti?

Sicuramente portare live il mio progetto mi piacerebbe molto. Ci stiamo lavorando ma i tempi sono dilatati.