La Testa tra le nuvole con Roberto Quassolo

Ci sono giornate, le migliori, che passo in completo silenzio, quelle che fruttano meglio, quelle in cui lavoro più veloce. Questa necessità estrema che ho a volte di riempire tutto con un sottofondo, con serie, podcast e chiacchiere, e che volte mi fa dimenticare quanto è bello invece restare sotto le coperte, col computer sulle gambe, e la finestra spalancata. Un giorno feriale normale, che sa di vacanza. Ho sempre grandi piani per il nuovo anno, che poi si riducono sempre a fare di meno, invece che a fare di più. Vengo da anni dove uscivo tutte le sere, dormivo pochissimo, e avevo contatti con tutti. Oggi mi piace lavorare in silenzio senza parlare con nessuno e, talvolta, farmi accompagnare dalla musica giusta.

E’ uscito il 24 novembre “Sole Triste”, il nuovo singolo di Roberto Quassolo. In questo suo nuovo brano l’artista ci mostra un altro volto della sua musica; quello più energico, ritmato e accattivante. Roberto Quassolo questa volta si dedica al rock più graffiante, sporco e ipnotico. In “Sole Triste” si parla di pregiudizi, della difficoltà che abbiamo a metterci in discussione e a ragionare con la nostra testa. Proprio nello stile classico del rock, Roberto usa la musica per passare un messaggio importante e per criticare senza offendere la società del ventunesimo secolo.

“Sole triste è una canzone che ci invita a riflettere sui pregiudizi che permeano la nostra società a tutti i livelli. Credo sia sempre più difficile andare oltre il pregiudizio. Probabilmente perché occorrerebbe rendersi responsabili in prima persona di una visione differente delle cose e del mondo. Immagino pertanto sia indispensabile mantenere uno sguardo che ci porti a non reprimere, ma a considerare dimensioni integrative e perché no trasformative. Qualcosa che ci possa portare a saper stare con la differenza senza volerla eliminare”.

Il terzo singolo di Roberto Quassolo ha una melodia che non si dimentica facilmente. Un buon riff di chitarra e una ritmica da subito incalzante risultano essere ancora una volta le protagoniste indiscusse di questa nuova release. L’artista ci propone un brano che colpisce per groove e dinamicità. Le chitarre ritornano ad essere in primo piano come nella migliore tradizione del rock nostrano, esaltandone le linee melodiche che introducono un inciso arioso ed assolutamente gradevole.  Brano che colpisce per la sua semplicità ed immediatezza, requisiti necessari per smuovere classifiche e radio, ma a dispetto di tutto ciò è possibile apprezzarne interessanti arrangiamenti e fini accorgimenti ritmici che rendono il brano davvero convincente.

Ciao Roberto, ben tornato sulle nostre pagine. Qualche mese fa ci hai presentato il tuo primo singolo da solista e ora hai pubblicato il tuo terzo brano, “Sole Triste”. Come sta andando questa tua avventura in solitaria?

Grazie, è un piacere per me essere ancora qui per poter condividere con voi la gioia di questo momento. Per quanto riguarda il mio percorso posso definirmi soddisfatto, ed in particolare mi ha piacevolmente sorpreso anche la risposta del pubblico.

Raccontaci un po’ del nuovo brano, come è nato?

Ci sono momenti nella vita di ognuno in cui ti accorgi che molte cose, non sono esattamente come vorresti che fossero, e molti di quei valori con cui sei cresciuto sembrano venire meno. Ognuno si va trincerando dietro la propria verità alimentata da rabbia e paura, quasi non ci fosse più la volontà di ascoltarsi e provare a comprendersi. Sole triste nasce così come un invito a riflettere sui pregiudizi che permeano la nostra società a tutti i livelli, rendendosi responsabili in prima persona di una visione differente delle cose e del mondo. Perché ciò possa accadere credo sia indispensabile mantenere uno sguardo che ci porti a non reprimere, ma a considerare dimensioni integrative e perché no trasformative, qualcosa che ci possa portare a saper stare con la differenza senza volerla eliminare.

Nel tempo libero ascolti mai le tue canzoni?

Mi capita, magari dopo parecchio tempo. Mi piace ascoltare ciò che ho scritto e pensare a come potrei riscriverlo a distanza di tempo. È comunque sempre emozionante.

Tra quelli che hai pubblicato fin ora, qual è il brano a cui sei più legato e perché?

Difficile rispondere. Potrei dirvi che sono legato a tutti per motivi diversi, o forse il brano a cui sono maggiormente legato è quello che ancora devo scrivere. È quello che non ha ancora trovato espressione, che allo stato attuale è emozione pura che necessità di essere tradotta in musica.

Ci hai anticipato che presto uscirà il tuo album “Il Fabbricanuvole”. Puoi darci qualche altro anticipo o qualche curiosità in più a riguardo?

Il Fabbricanuvole rappresenta un nuovo capitolo per me, che dopo essermi dedicato per un lungo periodo alla stesura di brani originali in lingua inglese mi vede ritornare alla lingua madre ed ad un genere, che pur conservando la propria matrice rock, si caratterizza per sonorità sicuramente più morbide. Il progetto è nato, e si è sviluppato lentamente accompagnando anche la mia crescita artistica. Si tratta di un vero e proprio viaggio introspettivo ed a tratti autobiografico che risulta coinvolgente fin dalle prime note e che raggiunge il suo apice a mio modo di vedere con la Title track, un brano dalle sonorità particolari e malinconiche su cui le parole sembrano adagiarsi quasi a voler accompagnare per mano l’ascoltare in un luogo al limite tra fantasia e realtà, in cui anche le cose più effimere ed in apparenza superficiali, rivelano la propria sostanziale essenza e natura.