Marasmo sentimentale

Il momento più emozionante della mia vita non è stato il primo bacio, quella prima notte insonne, quel primo viaggio da sola, oppure quando sono andata ad aprirmi la partita iva, il momento più intenso e devastante della mia vita è stato quando sono arrivata nella mia prima casa, la prima casa lontana dai miei genitori. Avendo sempre vissuto a Milano avrei potuto rimanere lì, con mia madre che non faceva che cucinare, male, per sempre, fino allo stipendio pieno, fino a quando non avrei avuto il conto in banca pieno e un matrimonio prossimo. Ma non ce la facevo più, la solitudine mi è essenziale ed era diventato così sfibrante avere a che fare i miei e alle loro chiacchiere forzate tutti i giorni, per sempre. Una stanzetta in periferia, tre coinquilini e la possibilità di chiudersi in una singola con balcone, anche per giorni.

Fare i fuorisede, anche per me che non lo ero davvero, è una manna per gli introversi che hanno modo di ricaricarsi nel buio di una cameretta, consumarsi il catalogo di Netflix, essere produttivi in modi bellissimi e mai visti primi. Ho passato un anno e mezzo così, a parlare poco, a parlare a pochi, a vivere solo della spesa settimanale, conoscendo a memoria il palinsesto del cinema sotto casa e senza perdersi una diretta twitch della mia streamer preferita. Un anno e mezzo dove non è successo quasi niente, non saprei raccontarvi un’uscita particolarmente significativa, una frequentazione (nonostante le abbia avute)… Non mi ricordo cosa ho fatto a Capodanno, probabilmente non ho fatto niente. E, nonostante tutto, quello lo ricordo come un periodo felice.

Fuorisede di Marasmo è un disco bellissimo che mi riporta a quel vuoto salvifico che mi ero creata, in quelle continue delusioni romantiche che perdevano di significato man mano che avvenivano, di quei saluti distratti coi coinquilini in attesa di conversazioni vere, che non arrivavano mai. Marasmo descrive benissimo quella frenesia distesa, quell’esplosione di idee, che si risolve rimanendo a letto, un rap non rap che si dissolve in persuasioni elettroniche. Un disco che sa di casa, quella divisa con altre mille persone, quella fredda e con la dispensa vuota, un disco che sa di frenesia cittadina, che scava nell’underground di Milano e ne offre una visione del tutto nuova. marasmo (rigorosoamente tutto minuscolo) si impone così nella scena urban, con un marchio da fuorisede.

Vorrei che tutti i dischi fossero così, un tuffo in passati gloriosi, case sporche, periodi dilatati e orribili che poi si ricordano con piacere (tipo il liceo, perchè ce lo ricordiamo come un bel periodo?). Ora che sono qui, in una casa più grande, con un lavoro più stabile e una relazione che potrei definire “normale”, mi manca tutta quella insicurezza da fuorisede, un disco bellissimo che non dovreste perdere per nessun motivo al mondo.

Grazie mille, Marasmo!