Viaggiare nell’abisso con Giorgio Ciccarelli

Questo è decisamente un momento che non ci capisco niente: da quando abbiamo deciso di riprendere la vita normale sembra come di vivere nel Truman Show, come se dovessimo sorridere per forza davanti alle telecamere, come se dovessimo dire a tutti costi Ehi, ce l’abbiamo fatta anche questa volta. Vivere in questo modo è bellissimo, pacifico, arrivare a fine serata e non resistere dal comprarsi l’ultimo numero di qualcosa, qualsiasi cosa, su Amazon, amarsi senza parlare, vivere di routine e sentimenti tutti uguali. Stiamo come nuotando con il naso sul filo dell’acqua, finchè un disco come quello di Giorgio Ciccarelli non ci afferra per la caviglia e ci tira a fondo.

Niente demoni e dei è un ritorno strano, rauco, silenzioso, fastidioso. Com’erano quei dischi rock che mi faceva ascoltare mio padre, di cui non capivo niente e anzi, mi davano anche abbastanza fastidio, tutto quel fracassare cose e quei suoni che non avevano nessun senso: solo che poi vedevo mio padre esaltato, che tirava fuori un vinile dietro l’altro e mi esaltavo anche io, il momento di empatia più alto che potrò mai raggiungere. Questo disco mi riporta esattamente lì: un accumularsi di sensazioni che non riesco a capire, suoni che si stratificano e accumulano fino a scuoterti, un braccio che ti afferra la caviglia mentre stai nuotando. Niente demoni e dei è un disco figlio di questa pandemia, sporco e disturbante, incredibilmente angoscioso e triste: la quarantena, il conto in banca, le code al supermercato, i pasti solitari, le dirette su Facebook e quell’ossessivo andare a controllare l’andamento dei casi giornalieri, un accumulo di angosce che abbiamo con cura seppellito sotto il tappeto. E questo disco le ha tirate fuori.

Non si parla di Covid, si parla di persone, di emozioni dilaniate, di Dio (che non c’è mai quando serve, evidentemente). Niente demoni nè dei è un tunnel elettronico di psicosi, paranoie, e tormenti, Giorgio Ciccarelli diventa un demone urbano che si aggira per le strade, un disco dedicato a chi, in quest’ultimo periodo sta fingendo, a chi in realtà si sente di essere un impostore ai margini della società, a chi sta lottando per rientrarci. L’ho ascoltato oggi, tutto d’un fiato, è la colonna sonora di un episodio di Black Mirror, il migliore che possiate immaginare, è un disco rock per chi non sopporta più i dischi rock, per chi si è perso in club berlinese, per chi si è ubriacato ad un Capodanno del Tempio del Futuro Perduto a Milano, e pensa che la sua anima sia ancora lì a vagare. Spesso mi capita di pensarlo.

Grazie per avermi sconvolto.