DarE uno strappo

C’è una cosa che ricerco nella musica: sincerità. Sono una curiosona che passa le giornate a guardare video d’inchiesta, interviste esclusive ai serial killer, documentari strappa lacrime su Netflix. Ascoltare qualcosa che non vada emotivamente oltre la superficie ormai è uno spreco: l’artista ha l’opportunità di essere sfacciatamente sincero, incredibilmente diretto. Fare un disco è ormai di fatto una seduta psicologica, un momento in cui si può essere incredibilmente vulnerabili, senza ripercussioni sul mondo esterno. Non sono in molti a farlo: la rincorsa all’algoritmo e al suonare uguale a quello o a quell’altro, a parlare di spiaggia e sigarette, amore infranti e madri a cui si è grati, rende tutto molto difficile.

Il 29 ottobre è uscito “STOP”, il nuovo disco del rapper Strappo. Otto brani in cui l’artista si racconta e descrive il mondo che lo circonda tramite il suo punto di vista. Il disco è stato anticipato dal singolo “Tutto quello che ho dentro”, brano in cui Strappo mette nero su bianco la propria frustazione e il dolore. Il rapper con il supporto del suo team, “4 Mani”, porta alla luce un disco attuale in cui moltissimi di noi sicuramente si rispecchieranno. Il genere principale è il rap, ma ogni brano ha un suo stile. Abbiamo il pezzo più leggero, quello più pop e quello invece più cupo. Tutti legati da un fil rouge musicale e soprattutto tematico. Strappo ha solo ventitré anni, ma ha già molto da dire al mondo. La sua musica è una critica alla società, una presa di coscienza delle trappole del mondo che lo circondano. Attraverso canzoni come “Looney Tunes”, “E’ figo vero?” e “Cineprese” punta i riflettori su una società che gioca con i sogni dei ragazzi, regalando false illusioni e falsi idoli. Strappo guarda oltre la maschera senza farsi fregare.

La musica non è solo lo strumento con cui criticare la società, ma è con questo disco che scopriamo nuovi lati del carattere del rapper. Strappo con brani come “Tutto quello che ho dentro” e “Sono ciò che sono” si presenta al pubblico così com’è, senza tanti fronzoli e con il cuore in mano. L’artista mostra con fierezza le proprie fragilità e i punti di forza. Le sue canzoni sono un esempio per il pubblico e sicuramente faranno sentire meno soli gli ascoltatori.

“Stop” è il tuo nuovo album, come mai questo titolo?

Il titolo è nato dopo la conclusione del disco, alla fine volevo dare un titolo diverso. Sono stato fermo per due anni circa e “STOP” è stato il titolo più adatto a questo progetto.

“Tutto quello che ho dentro” è il singolo che ha anticipato l’uscita del disco, come mai hai scelto proprio questo brano?

Ho scelto questo brano perchè è stato il primo delle tante cose che ho scritto per “STOP”. Ha una sua forza ed una sua energia. Merita il giusto rispetto che si merita. Se lo è meritato.

Qual è il brano che hai scritto con più difficoltà?

“Numeri E Lettere”. L’ho scritta l’ultimo giorno di scuola passato a casa a causa della pandemia. Un brano che tira fuori tanta sofferenza. Ho fatto davvero fatica, perchè mentre scrivevo ho rivisto tanti ricordi negativi che avevo quasi scordato.

Cosa ti ha spinto a diventare musicista?

L’esigenza di urlare, di sfogare rabbia. Io dentro ne ho tanta.