Babbutzi Orkestar, Porno e Amore

La Babbutzi Orkestar nasce nel 2007 e da allora non si è più fermata, piccoli gambi di formazione e una marea di concerti in Italia e Europa, aperture anche a band del calibro Modena City Ramblers e Goran Bregovic. Sono una creatura ambigua, che si muove tra la musica balcanica, il punk e l’ironia tipica di altri progetti ed altri mondi (senza mai scadere nell’essere demenziali o incomprensibili) ma sempre in equilibrio tra virtuosismo e pazzia. Sfido chiunque a rimanere fermo e a non venir rapito da quei giri di chitarra, una festa nelle cuffie e la nostalgia estrema per Cinisello Balsamo (nel brano Cinisello Bronx). La Babbutzi Orkestar è la band di Gabriele Roccato, con un orso tatuato sulla pancia e un cappello da cowboy, i passi giusti e spesso una canottiera bianca che lo fa arrivare dritto da un’altra epoca. La Babbutzi Orkestar non andrebbe ascoltata, ma ballata. 

Qui dentro c’è il porno, cioè quell’attitudine carnale alla musica, quella voglia di mangiarsi a vicenda, di spingersi e farsi male ad un concerto, la voglia di gomitate, di spogliarsi e liberarsi dalle camicie sudate. Qui sotto c’è il punk, cioè quella voglia adolescenziale di spaccare tutto, di fare tardi, di fare schifo. Ma poi ci sono i ritmi balcanici, il raggaeton di Cinisello Bronx, la cumbia, l’amore, tormenti, sesso, libertà, festa e balli. Pornopunk è tutto quello che avevamo lasciato là fuori prima del Covid, prima che fare le cinque di mattina senza mascherina e una birra in mano ormai sgasata ci sembra una cosa incredibile. 

A suo modo, Pornopunk è un disco nostalgico perchè ad ascoltarlo è impossibile non ricordarsi il periodo magnifico in cui si faceva tappa fissa il sabato alla fiera di Senigallia, e poi quando c’erano le feste delle birra e i concerti spiati dalle grate quando non c’erano i soldi per il biglietto. Qui dentro c’è un mondo colorato e magnifico dove non si lavora, non ci sono soldi nè responsabilità, solo una gran caciara tra amici. Credevo di non avere bisogno, non più almeno, nè di porno nè di punk nella mia vita, e invece rieccomi qui, a battere le mani al tempo con Il ballo di cha cha