Sognare macchine volanti con Eleviole?

Non essere presi sul serio. Fare un lavoro che è difficile da spiegare, confondere il gioco con il lavoro, e poi il lavoro con tutto il resto. Restare in disparte, sentirsi sempre da meno, affondare, morire lentamente, vedere gli altri che salvano il mondo, io che gioco e non mi ricordo neanche l’ultima volta che ho visto un film solo per vedere un film, e non per cercare argomenti per confondermi con tutti altri, sognare macchine volanti mentre tutti gli altri fanno cose da adulti.

Macchine Volanti è il nuovo singolo di Eleviole?: un cambio netto di sonorità abbandonando quasi del tutto gli strumenti acustici e virando su sonorità più sintetiche. La scrittura si è fatta più riflessiva e interiore anche se prepotentemente pop, e ne ho parlato direttamente con lei.

Ciao Eleviole! Hai alle spalle l’esperienza con gli Ariadineve e il tuo primo disco. A che punto sei del tuo progetto musicale?

Sicuramente sta cambiando forma, abbiamo fatto una virata elettropop abbandonando quasi del tutto gli strumenti acustici che regnavano nel mio primo disco solista e sto cercando di dare vita ad uno spettacolo live fortemente identitario dove l’aria sarà l’elemento portante. Cerco sempre di creare un “mondo” attorno alle canzoni e di farlo vivere. Questo è senza dubbio l’obiettivo che voglio perseguire. “Macchine volanti” è il tuo nuovo singolo. Il testo fa pensare alla voglia di stare un po’ in disparte mentre gli altri fanno “cosa da adulti”… l’idea è proprio quella, riconoscere il proprio tempo e il proprio spazio, senza condizionamenti. Non tanto di stare in disparte con un’accezione negativa, ma di stare con se stessi.

Il tuo nuovo disco si chiamerà “Malinconie da Manuale”: la malinconia è uno stato transitorio dovuto a questo periodo storico oppure ti ci senti da sempre?

Cresciuta con i cantautori, sono proprio malinconica di mio. Ma quella malinconia positiva, un po’ lo struggimento dell’ultima sera di una vacanza, che poi , una volta tornati alla vita normale, se ne va per lasciare spazio ad altre giornate di sole, e poi ad altre piccole malinconie. Parlaci della tua passione per il circo contemporaneo e per le evoluzioni sui tessuti. Ho incontrato il circo dopo alcune esperienze con il teatro, l’aria è sempre stato il mio elemento e mi ha sempre affascinato molto. Non sono un’acrobata e non lo sarò mai, ma ho imparato che la prima cosa da portare in alto è la testa… il corpo segue, ma è la testa che comanda. Per questo, anche se fisicamente non sono la classica “ballerina” ho trovato una mia modalità espressiva.

Sei canzoni che ti hanno influenzato particolarmente, e una per conoscere il tuo lavoro in profondità.

  1. Il paradiso dei calzini, di Capossela, 2. Creuza de ma, De Andrè, 3. Fuori Piove, Alessandro Fiori, 4 For Emma, Bon Iver, 5 i Barbari, Colapesce, 6 Hoppipolla, Sigur Ros.

Il mio brano piu significativo credo sia Dieci Gocce, tratto da una storia vera e che racchiude la mia cifra stilistica.