Kolè, la filosofia, la musica, il disco più bello per fuggire

Ho scoperto Kolè durante una di quelle giornate intense e senza un attimo di sosta, una di quelle dove è tutto frenetico, una di quelle giornate dove il mondo non sembra fermarsi un attimo. Lo smart working ha fatto in modo che persino a casa mia, dentro questo rifugio per il quale ho lottato, ci siano anche le urgenze, le chiamate a tutte le ore, i momenti a sbuffare. Kolè si presenta quindi con questo suo disco di debutto, con questo suo modo di insinuarsi da una stanza all’altra, quasi sottovoce, quasi come senza voler dar fastidio. Kolè è un mondo a parte, un rifugio segreto fatto di note e scintillii dove convivono tenerezze e giornate di sole in penombra. Kolé è l’alter ego di Claudia Rossi, neo laureata in filosofia e appassionata di storia medievale, sospesa tra le atmosfere di Radiohead e Fela Kuti.

I dischi come il suo sono rari, perchè rimangono non solo come un momento qualsiasi in cui si è ascoltato un brano sull’autobus, ma come sensazione, la sensazione di quiete di quando si torna a casa in silenzio, dopo una di quelle giornate infinite. La sensazione di quanto, anche solo per un attimo, ci siamo sentiti bene in quarantena, la sensazione di quando abbiamo potuto finalmente leggere e consumare i film che avevamo fino a quel momento tralasciato, uno spazio proprio e di conforto infinito. Bellissimo.

Come hai impiegato il tempo concesso dalla pandemia?

L’ho impiegato cercando di concentrarmi sulle risorse offerte da questa dilatazione forzata dei tempi. Mi sono dedicata alle mie passioni e ad una sorta di profondo ascolto e cura interiori. In alcuni momenti sono stata felice di quel progressivo rallentamento dei ritmi, molte angosce legate alla frenesia del quotidiano erano svanite.

Quando sei entrata in contatto con la musica e quando hai capito che sarebbe stata per sempre parte della tua vita? Hai mai dubbi a riguardo?

Con questa passione ci sono nata ma non è mai stata propriamente una passione per me, piuttosto qualcosa di naturale e facente parte del mio modo di stare al mondo. Comunque vadano le cose in relazione a mercato e successo, sono certa che rappresenti un’appendice che non mi abbandonerà mai.

Ci sono altre arti, come per esempio il cinema, letteratura o altro, che sono in grado di influenzarti musicalmente?

Certamente. Letteratura e filosofia sono altre analoghe componenti dei miei studi. Per quanto riguarda la filosofia in senso stretto è difficile che un testo suggerisca direttamente una composizione musicale, a meno che non si tratti di un testo di filosofia della musica antica: l’approccio al canto gregoriano e alla musica bizantina antica hanno per me rivestito un ruolo importantissimo.

Come è nato il tuo primo EP omonimo e perchè è la colonna sonora perfetta per questo periodo? Quali sono i tuoi prossimi step?

L’EP è una raccolta di composizioni nate in diversi periodi della mia vita recente, sono frutto di esperienze e moti emotivi e positivi e negativi, sicuramente raccontano della mia crescita attraverso la descrizione di alcuni step importanti, è stato un processo di scrittura davvero naturale suggerito in alcuni casi più dalla pancia, in altri meno. Il prossimo step sarà dare alla luce un album, ancora è da definire quale genere prediligere fra i due che emergono nell’ep, probabilmente sarà una commistione. A presto!

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