Tutto ciò che mi porto dietro dal 2018, e i The Rideouts

Mi ricordo quand’era il 2018, quando vivevo in una stanza minuscola piena di cose, il più delle volte disordinatissima. Quando avevo tre coinquilini che incrociavo nei corridoi, quando mi sentivano se portavo qualcuno in camera, se facevo una telefonata particolarmente chiassosa, se piangevo, se stavo male. Io uscivo praticamente tutte le sere, svogliavo gli eventi sui social, dicevo sempre sì, e quando mi capitava una sera libera mi ricordo quella mia ossessione nell’aprire Tinder e trovare a tutti così qualcuno con cui uscire. Una sera a casa era una sera buttata. Ora è tutto diverso. Di quel 2018 mi porto dietro una relazione disfunzionale, una marea di libri che compravo e non leggevo, l’aver avviato un’attività ed essermela cavata anche piuttosto bene, l’avere un ex coinquilino come amico, un bollitore ammaccato che mi sono portata dietro da quella casa.

I Rideouts, che ho scoperto ultimamente, dal 2018 si portano dietro “You’re love“, una canzone che sembra figlia della pandemia, ma in verità si tratta di un brano scritto proprio nel “lontano” 2018. Un brano che è rimasto nel cassetto a lungo, fino al 23 luglio 2021 quando i tempi sembravano ormai maturi e pronti ad accettarla. Il tema, più attuale che mai, tocca nel profondo l’ascoltatore. Abbiamo vissuto mesi intesi, lontani da i nostri cari e “You’re love” è quella canzone che ti fa sentire meno solo. Quel brano che stavi aspettando da un po’. Non la cercavi, ma non vedevi l’ora di ascoltarla.

Nonostante i The Rideouts siano una band made in Italy, le influenze british si sentono molto. Il sound si ricorda lo stile degli Oasis. Una ballad dolce, romantica e carica di nostalgia. 

Ciao ragazzi, benvenuti su Edera Sincera. Come è nato il singolo “You’re love”?

L’ho scritto nel 2018 pensando a una coppia immaginaria la quale è costretta a vivere la propria relazione a distanza. All’epoca stavo già lavorando ad altri pezzi che sono diventati parte dell’album “Magical world” e così ho lasciato da parte “You’re love”. A causa della pandemia, l’argomento del testo è però diventato d’attualità e, mio malgrado, anche personale. Così ho deciso di pubblicarlo. L’arrangiamento è scarno, con solo chitarra e violoncello, per rendere l’atmosfera più intima possibile.

Chi scrive i pezzi nei The Rideouts? E’ un lavoro di gruppo o c’è una mente che pensa a tutto?

A parte un paio, tutti i pezzi dei The Rideouts sono mie composizioni. Queste si sviluppano poi così: io registro le mie parti, che possono essere voci, chitarre, tastiere… Poi passo il brano agli altri componenti del gruppo. Ognuno di loro propone delle idee per le proprie parti (voci, batteria, basso), le valutiamo insieme e poi le registriamo. Così ciascuno mette la sua firma stilistica sul pezzo. C’è una mente che inizia e altre che aiutano a completare il tutto.

Avete suonato in giro per il mondo. Qual è la differenza tra il pubblico italiano e quello del resto del mondo?

L’unica differenza che ho notato è la difficoltà da parte del pubblico italiano di far propri i testi delle canzoni. Sarà perché cantiamo in inglese? Scherzi a parte, il riscontro che abbiamo avuto è stato positivo in entrambi i casi. Ogni concerto poi fa storia a sé, quindi è difficile dare un giudizio generale. Hanno tutti apprezzato e questo mi rende già felice.

Vi piacerebbe diventare famosi in Italia o in America?

Si può entrambe? Ci piacerebbe, anche per motivi diversi: la prima perché il Paese dove siamo nati e cresciuti, l’altra perché facendo un tipo di musica che è iniziato lì sarebbe un grande riconoscimento per il lavoro che abbiamo fatto.

Prossimi progetti?

Le idee sono tante, niente ancora di definito. Al momento le energie sono riposte nella promozione dell’album “Magical world”, uscito in marzo, e di questo singolo. Questo autunno/inverno usciranno un paio di singoli e qualche video; poi, con l’anno nuovo, arriveranno altre novità.