Sprofondare nella colpa, e nella musica di Rituàl

Una persona mi ha costretta a mentire per anni. Era come una dipendenza per me, ci trovavamo dopo le lezioni e cominciavamo a parlare. Io avevo 19 anni, ero vergine e senza un briciolo di esperienza in qualsiasi campo, così avevo preso a inventarmi avventure, amanti, storie traumautiche di passioni, droghe e sentimenti esausti, come l’olio. Si tratta di un’abitudine che è andata avanti per anni, storie assurde che però erano condite di dettagli del tutto verosimili. Queste storie si sono piano piano intrecciate come la mia vita reale, era la mia doppia vita, e l’attenzione di quel ragazzo stravagante che sembrava chiedermi sempre di più era il centro del mio mondo.

La psicoterapia mi ha aiutata ad uscirne, non sento più quel ragazzo da un bel po’. Ora ho la mia vita normale, i miei libri e le mie piante sul balcone, un amore vero e sincero e un lavoro di quelli che mi occupano la testa a lungo. Eppure c’è ancora lui, da qualche parte con queste mie storie che per anni sono state vere, per noi due. Lui che ha ancora contatti con tantissimi amici, amici di amici, e persino con il mio ragazzo. Le mie menzogne potrebbero esplodere e sommergermi anche a distanza di anni

Rituàl ha pubblicato da poco il suo singolo di debutto dal titolo Anima e colpa, e mi ha riportato lì, in quegli anni famelici.

Perché secondo te è tornato di moda il cantautorato in quest’ultimo periodo?

Tutto dipende da cosa intendi per “cantautorato”.  Chi sono i cantautori che sono tornati di moda e/o i nuovi che sono emersi? Facendo le dovute eccezioni, fra cui la bravissima Emma Nolde, dal canto mio vedo un proliferare di progetti cosiddetti itpop che non hanno niente in comune con il vero cantautorato di una volta. Basta leggere i testi per rendersene conto. 

Segui realtà come Sanremo o X-Factor? Che ne pensi della musica che passa in tv? 

Guardo raramente la TV, in America avevo il televisore ma non ho mai sottoscritto l’abbonamento alla TV. Gli americani mi prendevano in giro per questo, per loro è impensabile che ci sia qualcuno che non guardi la TV. 

Sanremo è un ascolto “obbligato” per chi fa musica in Italia, nel senso che seguirlo è come fare un corso di aggiornamento sulle nuove uscite e i nuovi trend, che però a me onestamente non piacciono quasi mai. Sarebbe un problema se ci si limitasse a seguire solo la realtà sanremese, ma per fortuna non è il mio caso, mi faccio contaminare da tutto e sono immune da certe cose. X-Factor mai seguito, se non passivamente: è difficile non imbattersi nei video di alcune esibizioni che compaiano sulle testate giornalistiche online o sui social all’indomani delle audizioni o delle serate.

Hai mai pensato ad un talent o a un lancio televisivo per il tuo progetto? 

I talent sono un ottimo amplificatore di visibilità, una bella vetrina, ma se si sa già chi si è artisticamente serve molto di più diventare sempre più bravi in quello che si fa e suonare tanto dal vivo. Il rischio che si corre altrimenti è snaturarsi facendosi dire dalla produzione del talent chi si debba essere artisticamente. Io non ci riuscirei. I talent possono avere senso solo nel caso di progetti ancora in erba, ma anche qui bisogna fare attenzione: sono tanti quelli che conclusa l’esperienza del talent si ritrovano punto e a capo perché non si riconoscono nell’identità artistica che la produzione ha cucito loro addosso. Durante quest’ultimo periodo diversi artisti (anche del calibro di Nick Cave o simili) hanno realizzato concerti in streaming. Hai visto qualcosa di interessante? Hai fatto tu stesso qualcosa in tal senso?

Ora come ora non ho mai avuto modo di vedere streaming live fatti da altri artisti, né ne ho mai fatti io. Mi farebbe piacere approfondire però, anche se al momento non è una mia priorità.

Come sei sopravvissuto alla mancanza di live in questo periodo?

Oltre ad aver letto e ascoltato musica ho finito di scrivere un bel po’ di pezzi. Uno di questi è proprio “Anima e Colpa”.

Hai già avuto modo di suonare dal vivo Anima e colpa? Come è andata?

Sì, l’ho già suonata dal vivo un paio di volte con la band. Ha un impatto diverso rispetto al disco, molto più grezzo se vogliamo.

E adesso?

Continuerò a fare quello che ho sempre fatto: scrivere, suonare, registrare.

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