Savnko, demoni di settembre

Mi piace pensare di avere dei periodi, ogni mese della mia scandito da un disco di elettronica diverso, il ritmo delle mie giornate, il ritmo del mondo intero. Il silenzio mi fa sempre più paura, questa casa è sempre più grande e non riesco a star senza un cicaleggio di sottofondo, e quando termina l’ennesimo podcast sull’ennesima vicenda inquientante e senza spiegazione, ecco che negli ultimi giorni è arrivato Savnko, e il suo disco di demoni interiori che però acquieta gli animi più in subbuglio, come il mio.

Savnko sì che ha un animo in subbuglio, curato da sempre con la musica, credo a me molto affine. Lui dice che Young Demons si ispira al periodo della pandemia, a quando siamo rimasti chiusi in casa, con noi stessi e questo maledetto silenzio che mi ha torturata a lungo. Ricordo quando feci la pazzia di spostare il materasso da una stanza all’altra della casa, una parte più rumorosa perchè vicina all’ascensore e all’ingresso: mi sentivo come se stessi impazzendo e mi confortava sapere che c’era qualcuno là fuori, che prendeva l’ascensore. E quello stesso silenzio permane tutt’ora, anche se dicono che sta per finire tutto, anche se ho rimesso il materasso lì dove doveva stare, anche se ci sono i turbinii elettronici di Savnko a farmi compagnia.

Savnko è un producer del 1996. Più giovane di me. Il suo amore per la musica, dicono, inizia già all’età di 14 anni, quando Savnko comincia a scoprire e ad ascoltare musica elettronica. All’età di 17 lascia l’Italia per volare a Londra e migliore la sua conoscenza della cultura musicale, e intanto lavorare in una caffetteria per i due anni del suo soggiorno inglese. Durante questi due anni a Londra, gli è inevitabile scoprire nuova musica, completamente diversa da quella che aveve prima di allora ascoltato in Italia. 

Quello di Savnko è un vero e proprio viaggio, una congiunzione di mondi lontani, di tempi diversi. In questo disco c’è la mia prima volta a Berlino, la prima volta che ho sentito il ronzio nelle orecchie, quella volta che avevo iniziato a frequentare un ragazzo che aveva la camera piena di tasti, bottoni e bacchette magiche e sonore. Qui dentro c’è il tormento per tutto quello che mi sembra aver perduto, per sentirmi ormai vecchia e incastrata in un lavoro sì bello, ma che non era quello che sognavo quando me ne vagavo da sola per Berlino. Vorrei citarvi Jon Hopkins, Apparat, i Moderat e forse anche Nils Frahm, ma la verità è che Savnko suonerà sempre diverso da qualsiasi cosa.

Sembra conoscervi, e vi farà anche un po’ paura per questo.