Affondare, con Henford

Stare male così tanto da affondare. Mi ero dimenticata quanto fossero potenti le paranoie, cosa significasse rimanere sola in casa in un vortici di pensieri e paure di qualcosa che potrebbe succedere là fuori. Alla me del passato ho bisogno di dire di non mentire, neanche se per un momento, per una scemenza, per farsi grande o per farsi piccola, mai. Mentire scatena piccole conseguenze che poi si infrangono in conseguenze più grosse. Sono stata male, perchè per un momento ho visto tutto il male che poteva fare una piccola bugia che avevo detto, senza pensare.

Mi dimentico che non sono più da sola, che le conseguenze non sono più solo mie, che devo stare attenta, che questa mia testa piena di storie improponibili di deve fermare. Stare male significa per me vivere dentro le mie storie, dimenticandomi che qualcuno potrebbe chiedere delle spiegazioni. Paranoie mie, fermatemi.

Sinkingcommenta Henford, esprime la sensazione di impotenza nel tentare di aiutare chi non vuole essere aiutato. Un gesto di affetto incondizionato, caratterizzato da sonorità energiche e positive, che allo stesso tempo si scontra con la rabbia e la malinconia di non poter fare nulla verso chi si sta perdendo.

1. Come nasce la tua collaborazione con Niah Steiner? Continuerà?

Ho conosciuto Niah grazie ad un amico che mi aveva suggerito di ascoltare i suoi brani. Sono rimasto colpito dalla sua voce, così le scrissi mandandole anche qualche mia demo a cui avevo lavorato ultimamente. Fortunatamente le sono piaciute e poco dopo ci siamo co- nosciuti per la prima volta in studio. Ci siamo trovati subito benissimo, abbiamo grande in- tesa e affinità sia umana che artistica, ricordo che ero entusiasta già dalle sue prime improv- visazioni sulle mie tracce! Credo senz’altro che lavoreremo di nuovo insieme in futuro, ci siamo trovati molto bene fino ad ora e abbiamo già in cantiere alcune nuove idee.

2. In cosa siete un duo e in cosa invece non lo siete?

Siamo un duo nell’entusiasmo che si accende quando lavoriamo insieme, ci alimentiamo a vicenda di idee e feedback e ne esce una musica con un’identità propria che ci unisce. Anche l’immaginario attorno alla nostra musica (videoclip, grafiche, foto) è frutto di un pensiero condiviso e portato avanti insieme. Tuttavia vogliamo mantenere entrambi la nostra indipen- denza artistica e creativa, sia perchè ognuno di noi ha i propri progetti artistici da portare avanti, sia perchè vogliamo mantenere l’ottimo rapporto che abbiamo instaurato in maniera spensierata e libera, senza appesantirlo con l’etichetta “duo”. Per ora vogliamo solo trovarci e fare musica insieme, per il futuro si vedrà!

3. Cosa collega, tematicamente parlando, Sinking e il precedente Bright Side?

In entrambi i brani ci sono temi portati da esperienze di Niah che abbiamo esplorato in un senso più assoluto e impersonale. Sia nei testi che nella musica abbiamo cercato di esplorare il contrasto tra la tristezza e la malinconia e l’energia positiva che si oppone ad essa. Il tutto cercando una continuità fra i brani soprattutto per quello che riguarda il sound e le sensazio- ni che volevamo evocare.

4. Come descriveresti Milano ora che si sta riprendendo? Come la stai vivendo?

Milano sta tornando viva e attiva come sempre, è un piacere vedere la ripresa di eventi cul- turali e sociali, anche se l’inverno alle porte purtroppo non aiuterà molto la sostenibilità eco- nomica degli eventi essendo per forza al chiuso. Spero che si trovi al più presto una soluzio- ne. D’altra parte paradossalmente mi manca l’atmosfera della Milano tranquilla e silenziosa che c’era durante il pieno della pandemia. Senza frenesia. Un’atmosfera surreale ma che aiu- tava molto la quiete e la creatività.

5. Perchè secondo te in Italia generi come quelli influenzati dal trip hop sono abbastanza rari? Tu rappresenti una sorta di eccezioni. Ascolti altri gruppi o progetti che potrebbero essere simili al tuo?

Bright Side è sicuramente caratterizzato da venature trip-hop, anche se più in generale con- sidero la mia musica come un genere che spazia tra l’ambient, l’indie e l’elettronica. Sono consapevole che nella scena italiana non ci sia grande spazio per musica sperimentale di questo tipo, vanno di più generi come il cantautorato indie o la trap, ma io e Niah abbiamo semplicemente voluto creare un qualcosa di originale che ci appassionasse entrambi, senza pensare troppo alle tendenze. Amo ascoltare Apparat, Four Tet, Jon Hopkins, Moderat, brani che quando ascolto mi stupiscono per l’originalità e la ricerca sonora, oltre che per le sensa- zioni uniche che trasmettono.

6. Quali sono i prossimi step del progetto Henford?

Oltre a portare avanti le nuove idee su cui sto lavorando con Niah, ho intenzione di far usci- re alcuni brani in solo. Ultimamente ho lavorato molto a musiche per video e immagini, atti- vità che è da sempre una mia grande passione, e da ciò ho tratto l’ispirazione e il desiderio di produrre brani strumentali che non vedo l’ora di condividere. Rimango comunque sempre alla ricerca di nuovi artisti e musicisti di ogni genere con cui poter collaborare. Il tutto con il desiderio di ampliare il repertorio per poterlo un giorno esibire dal vivo!