Tutta l’estate con la Croce Atroce

Come sono? Sono una di quelle timide, una ragazza che ogni mattina prende il computer e si va a trovare il posto più silenzioso e anonimo dove trascorrere la giornata, dove essere invisibile. Sono una di quelle, ahimè, che quando c’è la musica resta in piedi a sorridere, aspetta di ubriacarsi per buttarsi, ma non prima. Mi piace lasciarmi andare, lo faccio spesso, ma mai a cuor leggero. Mi piace la musica, mi piacciono gli angoli bui dove osservare la gente che balla, sono un’osservatrice lontana che sorride se qualcuno ride da qualche parte nel locale.

Mi affascinano gli eccessi, non capisco il trash e il mondo delle drag, la stand up comedy e neanche le escape room. Di base accetto tutto, ma ogni tanto resto lì a fissare come se davanti a me avessi di fronte a me una specie aliena, una tribù esotica, di cui incrocio gli sguardi con timore. Osservo tutto, prendo appunti, invidio tutti, abbraccerei tutti, e poi torno a casa silenziosa e buia.

Quest’estate mi ha fatto compagnia il disco Anna Piaggio de La Croce Atroce. Un modo per rendere tascabile questa sensazione disturbante e piacevole che ricerco sempre di più. Sono una timida ambiziosa a cui piacciono i sorrisi e anche gli eccessi

  1. In che modo Anna Piaggio descrive perfettamente questo periodo?

Lo descrive perfettamente perché credo sia un album delirante e fuori controllo, come posso dire sia diventato il nostro raziocinio dopo questi mesi di pandemia. C’è di bello che non abbiamo dovuto rendere conto a nessuno nel farlo, quindi non è frutto di alcun tipo di mediazione se non quella tra noi: l’album doveva piacere a tutti. Quindi ecco la risposta: il disco descrive il periodo non nei contenuti ma attraverso degli schemi liberi, non schiavi di alcun tipo di lockdown.

  1. Qual è la vostra formazione attuale? Chi accompagna “Croce Atroce” in questo periodo?

I miei partner in crime sono Erik Deep e LoZelmo, i dj del Toilet club di Milano, nonché i miei soci in affari. Io scrivo le parole e sono complice della ritmica, loro creano gli arrangiamenti e fanno il mixing. Non abbiamo mezzi speciali, facciamo tutto in casa, ormai con un mac e un microfono si può fare qualcosa di discreto. Il sound non è ovviamente paragonabile a quello delle grandi produzioni, ma a noi piace così, fresco e “ingenuo”, spirito che ha sempre accompagnato qualsiasi nostro lavoro.

  1. Cosa potete raccontarci del vostro periodo del lockdown?

Come tutte le persone, l’abbiamo vissuto giorno per giorno. C’è stata prima una fase di spaesamento, poi di adattamento, poi di noia e poi di “meglio rimboccarsi le maniche perché qua viene lunga”. Tra le cose che abbiamo fatto è nato anche questo progetto musicale. La nostra fortuna è che abitiamo vicinissimi, cioè io e Erik conviviamo e LoZelmo abita vicino a noi. Abbiamo seguito tutte le regole del caso, le uniche persone che abbiamo frequentato siamo state noi, quindi ci siamo permessi di fare cose insieme. Non ci voleva, ma col senno di poi devo dire che qualche frutto l’ha dato.

  1. Cos’è cambiato, secondo te, nella scena musicale da dopo la pandemia?

Non sono così preparato per potervi rispondere a questa domanda. Oggi abbiamo a disposizione tutti dei mezzi che ci permettono di registrare e diffondere la musica, facendola arrivare principalmente ai contatti che abbiamo maturato via social. Ogni mese escono centinaia di produzioni italiane, tantissime indipendenti, altre gestite da etichette di vario tipo. Noi siamo tra quelli che sono svincolati da tutto. La pandemia non è ancora finita, anch’io vorrei ascoltare la risposta a questa domanda però spiegata da un vero addetto ai lavori.

  1. Hai già avuto modo di portare dal vivo alcuni di questi pezzi? Come è andata?

Si! Al Toilet Club, la nostra casa. Ovviamente ora il Toilet opera in un regime contingentato, non si balla, tutti seduti davanti al palco, sul quale succedono delle cose (comedy, spettacoli drag, numeri dal vivo). In questo contesto ho voluto e voglio misurarmi per farmi un po’ le ossa. Credo sia andata bene, mi sono divertito un sacco e sicuramente voglio rifarlo. È davvero utile capire anche quale canzone funziona di più per il pubblico e quale magari è da migliorare dal punto di vista della musica. Circa la mia performance credo di avere ancora moltisssssssimo da imparare.

  1. Qual è stata la risposta ad Alda Merinos?

Credo di poter dire che l’album sia piaciuto! Di sicuro è piaciuta l’operazione ed è stato apprezzato l’impegno nella realizzazione, e ad oggi a noi basta questo. Siamo dei professionisti della musica fino a un certo punto, riconosciamo i nostri limiti, nonostante ciò e me il risultato soddisfa molto, perché rappresenta la nostra dimensione: intima e insoluta. Alda Merinos è un racconto, fatto di momenti in crescendo e descrizioni a calma piatta, restituisce davvero le nostre storie come sono nella realtà, lo trovo fedele al nostro vissuto. È stato capito.

  1. Cosa c’è nel futuro di Croce Atroce?

Di base nel futuro ci sono ancora collaborazioni con i miei due complici, che vanno da progetti legati al Toilet a ancora musica. Però abbiamo deciso che non ci faremo mai prendere dall’ansia da prestazione nel fare canzoni: usciremo con novità solo quando saremo convinti di quello che andremo a fare. Nel frattempo ci limitiamo a pensare e cercare di realizzare nuovi format di eventi che speriamo possano trovare riscontro nel prossimo futuro, regole covid permettendo. È davvero difficile fare il nostro lavoro con queste condizioni, noi però cerchiamo di usare questi limiti per sfornare nuove idee che possano essere valide anche quando tutto tornerà alla normalità.