Doveva andare per forza così, lo dicono gli Hertzen

Ogni tanto ripenso al mio lavoro. E’ un lavoro strano, autogestito, che a spiegarlo non riesco neanche bene a farmi capire, è un lavoro che mi prende via tantissimo tempo, e nessuno si rende neanche bene conto quanto tempo effettivamente prenda occuparsi di comunicazione. La cosa più assurda è che non avrei mai pensato di fare niente del genere, un ragazzo che non ho mai considerato neanche un mio amico (e che non ho mai neanche ringraziato) mi ha indirizzato ad un colloquio, che non passai. Mi richiamarano dopo un po’, due mesi forse, forse meno, e lì ho iniziato, passando da un’agenzia di comunicazione all’altra fino alla partita iva, un mutuo, una casa, piccole soddisfazioni che si accumulano come i libri del comodino.

Non so bene cos’è successo negli ultimi anni, è stato tutto veloce, ma da quel colloquio è cambiato tutto. Ho sempre questa sensazione addosso di predestinazione, che questo percorso mi si sia appiccicato addosso senza nessun tipo di scelta da parte mia, doveva essere così e basta. E meno male.

Ananke“, questo il termine che rispolvero dai tempi del liceo classico. Nella religione greca antica, è la dea del destino, della necessità inalterabile e del fato. Gli Hertzen hanno racchiuso in questo titolo tutto il significato di ogni singola canzone presente nell’album. Sono undici tracce di cui tre brani sono una versione riarrangiata e più complessa delle canzoni uscite nel 2019, stiamo parlando di Free, No Time e Younder and Yore. Tutte le canzoni si muovono in un sound elettronico mescolato ad un carattere rock.

Ciao‌,‌‌‌‌ Hertzen, benvenuti su Edera Sincera. Iniziamo con la prima domanda. Come mai il nome Hertzen?‌‌

Self: Ciao Edera! Innanzitutto, grazie per l´intervista. Volevamo un nome che facesse pensare alle frequenze. Abbiamo così scelto il termine più ovvio, Hertz. Il nome però rimanda anche al pronome femminile in inglese, ‘her’, e ‘zen’ per le influenze della filosofia e della musica orientale che ogni tanto ritornano in qualche traccia. Infine, la ‘T’ nel mezzo, che, da buoni amanti della witch house, abbiamo voluto usare come simbolo religioso.

Prima‌‌‌‌‌ della pubblicazione di “Ananke”,‌ il nuovo album, avete avuto una pausa di quasi due anni. È in questo periodo che sono nati i brani del disco‌‌‌‌‌‌‌‌‌?‌‌

May: Esatto. In questi due anni abbiamo davvero prodotto tanto, tra cui i brani scelti per Ananke. In realtà, volevamo pubblicare l’album nel 2020, ma a causa della pandemia preferimmo posticipare il tutto. Sono stati due anni molto difficili. Il 2020 fu allora l´anno del mio album da solista, Epiphany, a cui stavo lavorando contemporaneamente. Fu una decisione presa in pochissimo tempo. Con il senno di poi, possiamo però dire che non è stato un male attendere ancora un anno per Hertzen, anzi. Se da una parte c´era l´ansia di finire, dall´altra c`era sicuramente la voglia di pubblicare dei brani elaborati e ben curati. E nel nostro caso, ha prevalso quest´ultima.  

Qual‌‌ è‌ la canzone a cui ‌‌‌‌‌siete‌‌ più‌ legati?‌

Self: Heaven. È nata in pochi giorni. Quel soft beat così swingy, quelle note di piano dall’andamento un po’ jazzato, un basso acustico semplice ma potente, e poi la ciliegina sulla torta, ovvero quell´atmosfera molto drammatica del coro e degli archi. Adoro quell´appeal sofisticato che si nasconde dietro l’evidente semplicità di questa canzone. E poi, mi piace molto il testo che May ha scritto e il suo modo di cantare. Lei è stata perfetta qui. Ha superato le mie aspettative, semplicemente divina.  

May: Sono legata a tutte, ma in modo particolare ad Holy Mary. Nasce in piena pandemia e parla di quanto siamo fragili in situazioni che non riusciamo a gestire. È nella disperazione che ci aggrappiamo alle illusioni. In questi giorni, stiamo lavorando al video. Non vedo l’ora di pubblicarlo. Uscirà in autunno.

E‌‌‌‌ quella che è stata più difficile da scrivere‌‌?‌‌‌

Self: Sicuramente No Time. Ho fatto tante versioni. La versione che trovate nell´album è ovviamente quella che abbiamo scelto, ma in futuro ne verranno fuori probabilmente di nuove. Vedremo. Questa canzone richiede atmosfere dark per comunicare al meglio uno stato d´emergenza, ma non volevamo renderla troppo aggressiva, industrial o heavy metal. È stato un difficile compromesso, insomma.  

Quali‌‌‌‌ sono le più grandi ‌‌difficoltà‌ che affronta un emergente‌‌‌?‌‌

May: Non saprei dire di preciso dove risiedono le difficoltà più grandi. Credo che le prime siano quelle di stile, ovvero capire che genere di musica si vuole fare e migliorarsi costantemente in questo. Le influenze sono tantissime all’inizio, almeno per quanto mi riguarda. L´idea della label nasce proprio per questo, per concedermi una certa libertà nello stile. Poi, ci sono difficoltà legate all´aspetto manageriale. All’inizio, bisogna occuparsi davvero di tutto. Nei periodi più intensi, non vado a letto prima dell´una. Il tempo non mi basta mai. A queste seguono quelle economiche, soprattutto se si vuole creare una propria etichetta. Le difficoltà si superano col tempo, si spera. Alcune difficoltà però credo siano radicate nella vita di chi vuole fare musica, indipendentemente dal livello. Quando capitano quelle giornate di sconforto, da brava, cerco di ricordarmi che faccio musica prima di tutto perchè mi fa stare bene e poi per tutto il resto. Bisogna essere bravi manager di se stessi, certo, ma ci vuole anche tanta volontà e passione per tutto questo. Senza di questa, non si va molto lontano, e ogni piccolo ostacolo diventa insormontabile. Inoltre, bisogna credere in se stessi ed essere sempre sinceri in quello che si fa. Solo così si può trovare l´armonia, dentro e fuori. Questi sono, secondo me, i presupposti per riuscire a trasformare le difficoltà in sfide avvincenti.

Quali sono le vostre aspirazioni musicalmente p‌‌‌‌‌‌arlando?‌‌

Self: Potrei dire che il mio obiettivo di artista è sempre stato quello di curare il mio sound, creando un mix di stili, ritmi e strumenti che definiscono vari generi musicali. La mia aspirazione è quella di vivere la musica come in un film, dove ogni scena richiede un diverso sfondo musicale. Che questo possa diventare realtà?   

May: Ah, qui i sogni sono tanti. Ho i piedi per terra, ma ho gli occhi puntati verso l´alto. Sono una persona molto curiosa, mi piace conoscere, perciò è facile che le aspirazioni siano tante e magari anche diverse tra loro. Ammetto che provo tanta soddisfazione quando riesco a comporre una canzone, a scriverci il testo, a pubblicarlo sulla mia etichetta, a realizzare un videoclip. A fare tutto da sola, insomma, come nel caso del mio progetto da solista, May Rei. Ma credo debba essere una bellissima esperienza condividere il proprio lavoro dietro le quinte con un grande team – adoro lavorare in studio, la magia è tutta lì. Praticamente, non sei più la sola a vivere il tuo sogno.

Prossimi‌ progetti?‌

Self: Ho tante nuove canzoni al momento su cui lavorare. Ci impegniamo molto e cerchiamo di migliorarci costantemente, perciò viene spontaneo dire che aspiriamo a diffondere la nostra musica attraverso i concerti. Spero ci siano dei concerti veri, in vere location, e non quelli virtuali come siamo abituati a vedere in questo periodo difficile di pandemia. Ogni artista desidera quel tipo di simbiosi con il pubblico. Se questo poi avviene in grandi eventi tipo festival, allora sarebbe perfetto, soprattutto per il nostro tipo di musica.

May: Senza dubbio continuare a comporre e produrre per il mio progetto da solista. Sto lavorando su diversi pezzi che spero di lanciare prima di Natale. Per quanto riguarda Hertzen, la collaborazione con Self la trovo vincente. Ci vedo tanto potenziale. È qui che riesco ad esprimermi al meglio come cantante e performer. Vedremo cosa ci riserverà il futuro. Sicuramente, la voglia di esibirsi su un palco davanti a gente carica c`è, ovvio. Non sono però tempi facili, purtroppo, e non ci resta che pazientare.

Taggato con: