Sacrificio, arte e miscugli nel nuovo singolo di Sebaa

Uscire dalla comfort zone non significa per forza fare pazzie, lasciarsi andare. Uscire dalla comfort zone, nell’ultimo periodo è significato invece rinchiudersi, proteggersi, lasciar andare le amicizie che non portavano nient’altro se non una stanchezza assurda addosso da dover smaltire in solitudine, piangere davanti a qualcuno, accogliere la solitudine. Mi ripeto costantemente che non posso piacere a tutti, e che l’alcol rendeva le cose più facili quando ero a disagio, ma che forse essere a disagio non è neanche così male. Insomma, piccoli cambiamenti che paiono rivoluzioni.

La cosa peggiore è che quando ho lasciato andare quegli amici che mi facevano sentire in una bolla alcolica che non mi apparteneva, nessuno ha deciso di rincorrermi. Aggredirmi, accusarmi e giustificarsi, assolutamente sì, ma nessuno che in fondo volesse capirmi davvero o provare, per una volta, a fare qualcosa di diverso. Mi sento meglio, se sono da sola. Cambiare in un modo che nessuno si aspetta.

Oggi è uscito Happy Gospel, un connubio tra rap e gospel che nessuno si aspetterebbe, e che eppure funziona, come la solitudine che funziona, anche se nessuno te la consiglierebbe. Sebaa mischia tutto, parla di sacrificio e si candida ad essere tra i progetti più interessanti della stagione.

  • Cosa ti porti dietro del periodo in cui hai fatto nascere Happy Gospel, il tuo ultimo singolo, e il disco in uscita? C’era già il Covid? 

Happy Gospel è nata circa un anno fa appena dopo la fine dell’estate, un periodo particolare perchè piano piano ci stavamo accorgendo che il Covid era ancora un problema bello grosso, ma il liberi tutti di quell’estate è stato comunque una parvenza
di normalità che mi ha aiutato a scrivere. Durante il lockdown se devo essere sincero non ho scritto molto, Ritornare Bambini è l’unico brano che ho scritto in quel periodo e che uscirà poi ufficialmente.

  • In che modo social e musica sono connessi?

I social sono indispensabili ora come ora, sono la più grande vetrina che ci sia, però le vetrine vanno allestite e si mostra sempre il profilo migliore. So benissimo che è un discorso trito e ritrito ma è la verità. Io come tanti ne sono dipendente, so che tramite essi posso arrivare le persone ma voglio che siano solo il tramite, il mezzo di trasporto per la mia musica.

  • Come convivono invece rap e gospel? 

Rap e Gospel sono due frutti della stessa grande cultura e questo brano è una dedica ad artisti come Kanye o Chance The Rapper che hanno sempre pescato campioni gospel da affiancare alle loro liriche. Artisti come Samm Henshaw che vengono da quel contesto mi dano sempre un energia pazzesca. Rap e Gospel assieme non è nulla di nuovo in realtà, ma mi sentivo a mio agio a giocare con questi due generi.

  • L’arte è sacrificio. Hai voglia di spiegarti meglio?

L’arte è sacrificio come ogni cosa, ogni cosa bella richiede dello sforzo del sacrificio ma fino a che punto si è disposti ad andare? Io certe cose non riesco ancora a dirle e sono pronto a rinunciare a tanto.