Piani a lungo termine con Giacomo Luridiana

Cosa sta succedendo?
Succede che ho comprato questa agenda gigante dove appunto tutto quello che devo fare, mi sono resa conto per la prima volta quanto sia lunga una settimana, e di quanti piccoli progetti (da leggere un libro da mille pagine al camminare tutti i giorni), fallissero già al secondo giorno. Le giornate per me sono lunghissime, colme di frenesia e ore interminabili davanti al computer dove faccio di tutto. Il mio lavoro, iper frammentato, mi faceva vivere una settimana intera dentro una singola giornata. Il segnare tutto mi sta costringendo a pianificare, e ora piccole cose che avevo portato a termine chissà quanto hanno finalmente un senso.

Sto leggendo un libro di settecento pagine, portandolo avanti un capitolo alla volta, per la prima volta nella vita forse non sono indietro con il lavoro, tutto è inquadrato: è una sensazione bellissima. In questo contesto ho conosciuto artisticamente Giacomo Luridiana, che sta portando avanti un progetto tra italiano e inglese, ripescando vecchi brani e a riproporli di nuovo in attesa di un disco. Come lui, vorrei rimettere tutto insieme, e non ho resistito a fargli qualche altra domanda.

Cobra è il suo ultimo singolo.

  1. Ciao Giacomo. Come mai It’d be lovely ti è ancora così cara? 

E’ una canzone nella quale mi riconosco molto. L’ho scritta tempo fa, mi ha accompagnato per alcuni anni nella mia crescita sia come artista che come persona e più passa il tempo più scopro di rispecchiarmi nelle paure e nelle fragilità che ho lasciato trasparire in It’d be lovely quasi incoscientemente quando l’ho scritta.

  1. I brani secondo te invecchiano con noi, e a che punto è It’d be lovely?

Più che invecchiare crescono e cambiano con noi, sia con l’artista che con l’ascoltatore. Cambia quello che rappresentano per noi a seconda di come siamo e come ci evolviamo nel tempo, ma rimane anche un legame originale nel nostro rapporto con le canzoni, un nucleo che ci lega alla parte più vera e nascosta di noi stessi attraverso gli anni. It’d be lovely è lontana dalla vecchiaia, diciamo ha raggiunto un certo livello di autoconsapevolezza ma non ha acquisito quel controllo su sé stessa che rischierebbe di renderle la vita più facile ma anche più noiosa.

  1. Qual è la caratteristica essenziale che secondo te dovrebbe avere un cantautore per essere tale? 

Il termine cantautore è abbastanza confuso, almeno per la percezione che ne ho io. Specialmente in Italia non è traducibile come la persona che scrive e interpreta le proprie canzoni, il singer/songwriter diciamo, perché in aggiunta ha una dimensione poetica legata a un concetto di umanità disilluso e al tempo stesso sognante che lo lega a un immaginario antico ma senza età fatto di cantastorie viaggiatori e poesie tramandate a voce.

  1. Tu come hai passato questo ultimo complicato periodo? Hai già in mente qualche data per tornare presto a suonare? 

Durante il primo lockdown ho approfittato per riprendere in mano la chitarra classica, non dico che sia stato un bel periodo, ma sicuramente sono tra i fortunati che non hanno subito le conseguenze peggiori. Date precise ancora non ce ne sono, ma quest’autunno voglio tornare a suonare sia nei locali che per strada, è finalmente ora.

  1. Hai già in cantiere qualche singolo?

Da qui a ottobre usciranno altri 4 singoli prima di un album al quale sto lavorando e che non vedo l’ora di pubblicare. Le canzoni sono già quasi pronte, al momento sto scrivendo pezzi nuovi per vedere cosa includere e cosa scartare dall’album successivo.