Monia e un brano che doveva arrivare per forza

Ricomincia quel periodo in cui lavoro sui treni, mi sposto da una parte all’altra, a volte dormo poco e sento fortissimo, tutto. Si accumulano tutte le cose da fare, che porto avanti con furia e velocità, come se non ci fosse il tempo per finire tutto. MI sembra di aver perso tempo in questi ultimi 18 mesi dove tutto si è fermato, ed è un po’ come se avessi paura di non aver sfruttato come si deve il tempo in più concesso dalla pandemia.

Ho avuto la forza di iniziare un percorso di cura, per sistemare quel problema infinito che mi porto dietro, negando disturbi alimentari e dipendenze affettive. Mi trovo nella condizione di aver risolto tutto nella mia testa, ma di non aver una percezione fisica del fatto che questo sia accaduto. Karitè di Monia è stata la colonna sonora di questi giorni.

È uno di quei brani che aspetti con ansia mentre metti i piedi fuori dal finestrino e giochi con i capelli fissando l’orizzonte. Che in pochi secondi travolge e trasmette voglia di avventura, voglia di avvicinarsi.

Come è nato? Cosa ispira la tua musica?
“Karité” è nata come uno di quei brani che doveva arrivare per forza, reali, dentro di me. Perché avevo bisogno di raccontare una storia spensierata, un bel sound che si sposa perfettamente con la necessità di relax che abbiamo accumulato negli ultimi 18 mesi e l’ estate alle porte. Che dite? Ci sono riuscita?

Leggiamo nel tuo profilo #babypink, come mai questo soprannome? Hai mai pensato di cambiare il tuo nome d’arte?
Si, l’ ho cambiato dall’ inizio di questa mia nuova fase artistica. Prima apparivo sempre come Monia Russo, poi ho deciso di apparire come MONIA. È stata una scelta contemplata, una necessità di rinnovo e il volere sentirmi più vicina alle persone ed impostare un “rapporto” meno formale, cercare di essere più “amichevole” ecco.  Nome e Cognome mi sembra troppo poco confidenziale per come vorrei apparire mettiamola così. Invece #babypink è un tag che uso da quando ho cambiato immagine, per raccogliere questa mia nuova veste artistica e per prendermi meno sul serio.

Hai partecipato al Festival di Sanremo come corista. Cosa puoi raccontarci di quest’esperienza?

Come dico sempre è una cosa pazzesca. Un groviglio di emozioni e responsabilità cariche di ambizioni. Dalla sveglia a quando spegni la lampada sul comodino la notte è tutto un vortice intenso, che ti assorbe completamente. Magnifico! I ritmi serratissimi, le poche ore di sonno, le amicizie, le prove e le esibizioni, fai talmente tante cose che ti rendi conto solo quando tutto è finito di quanto sia stato impegnativo.

Com’è lavorare con Povia?
Lavorare con Giuseppe è stato bellissimo e costruttivo, come dico sempre. Ho imparato molto e sicuramente devo tanto ai quei tre anni intensi. Certo sono passati dieci anni, anzi dodici quasi, ormai fa parte dei ricordi. Ho fatto tante cose, mi sono laureata, ho continuato a scrivere e fare collaborazioni fino ad oggi, dove ho trovato una squadra forte che mi aiuta a realizzare i miei desideri artistici. Sono concentratissima su tutto quello che ho fatto negli ultimi due anni, sto facendo e farò a breve. C’è tanto da raccontare, ripeto sono passati tanti anni, sono cambiata sia io che lui che tutto il resto probabilmente,

Partirai per un tour quest’estate?
Questo’ estate ho dei con certi si, ma sto organizzando un tour promozionale per l’autunno/inverno, che verrà anticipato dal’ uscita di un altro singolo. Non vedo l’ora!

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