Harry Quebert, il mio amante estivo

Sono fuggita. La mia testa lavorava a ritmi che non erano più quelli giusti, e stavo impazzendo. Non dormivo più, non riuscivo più a staccarmi dall’idea che avrei dovuto fare, sempre tantissimo e sempre secondo rigide scadenze che mi imponevo. Sono fuggita in un piccolo posto che ricordavo felice: c’ero stata in vacanza con mia madre e mia zia quasi quindici anni fa. La ragazza che mi aveva accompagnato a vedere il loro maiale domestico, e che io avevo percepito come coetanea, ora aveva un figlio bellissimo che portava in piscina.

Ho letto “La verità sul caso Harry Quebert”. Uno di quei thriller infiniti, che non arrivano mai al dunque e ti portano da un sospetto all’altro senza tregua. Nonostante sia un libro che non avrei letto in nessun altro contesto, mi sono ritrovata a mangiare pagine dopo pagine immergendo le gambe nell’acqua e desiderando di nuovo quella smania adolescenziale di quando mi innamoravo dei personaggi che incontravo nelle serie e nei libri. Mi sarei perdutamente innamorata di Harry Quebert, nonostante tutto.

Il fascino del bugiardo, di chi vorrebbe resistere ai propri sentimenti, ma finisce per cedervici. Esattamente come Lenù de L’Amica Geniale, Harry Quebert è un uomo brillante ma geniale, bravo ma non abbastanza, e l’essere geniali non si comprare o simulare. Mi manca, nonostante tutto, quella sensazione di andare bene a scuola ma non eccellere, mi manca invidiare la facilità che avevano gli altri di fare qualsiasi cosa, che per me era sempre un esercizio meccanico.

Da quando ho una storia stabile, non cerco più un confronto costante, non cerco più di scrivere, realizzare, proporre qualcosa di geniale, mi sento felicemente nella media. Forse è questo diventare adulti? Forse Harry Quebert, da solo e costantemente alla ricerca del “geniale”, non è mai diventato adulto? Ho vissuto a due anni a ricordare un amore passato, in una sofferenza estrema, sempre a cercare di essere migliore, diversa da quella che sono. Fu un disastro. Due anni sospesi.

Il ragazzo in questione non è mai stato neanche davvero il mio ragazzo, anche se a tratti ho creduto di sì. Era un figura evanescente che mi scriveva qualche monosillabo ogni tanto, per poi vederci sempre in condizioni notturne e alcoliche per del sesso scadente. Eppure mi ero fissata abbastanza, da rimanere lì bloccata ad aspettarlo, per tantissimo tempo. Non so cosa sia successo, e cosa mi abbia spinto a lasciarlo andare.

Grazie Harry Quebert, per avermi fatto compagnia in questa vacanza solitaria.