Caspio e la sua generazione in bilico

Esce giovedì 10 giugno 2021 bilico, il nuovo singolo di caspio (tutto rigorosamente minuscolo), fuori per Le Siepi Dischi e in distribuzione Believe, qui caspio manda un chiaro messaggio intergenerazionale: non sprecate la vita sull’orlo di un baratro. 

In “bilico” c’è una coppia – giovane o vecchia, poco importa – che non riesce a risolversi, che non riesce ad uscire dal loop delle dinamiche che la stanno avvelenando piano piano. Verrà il momento di prendere una decisione, ma un affetto malato ritarda la scelta. Di giorno in giorno, di anno in anno, fino, quasi, ad odiarsi, a non riconoscersi più. Tutto l’amore che c’è stato e che ancora si percepisce in lontananza, tutta la reciproca conoscenza (“Oggi è un’altra domenica / non t’è piaciuta mai”) si è trasformato in un gorgo di sentimenti negativi da cui sembra impossibile uscire. Recriminazioni, colpevolizzazioni, bugie diventano le caratteristiche di una coppia che non sa affrontare la sfida della solitudine. E qui interviene la voce dell’autore che libera, che lascia andare, cadere, perché a volte l’unica soluzione è quella di buttarsi nell’oscurità di un futuro che non puoi sapere come sarà. Ma che potrebbe anche essere migliore. Perché poi quello che conta è affrontare, sempre e comunque. Scontrarsi con le proprie idee, con gli effetti delle proprie scelte. Buttarsi nel vuoto, se ciò serve a cambiare qualcosa.  Precipitare per ritrovare se stessi.

Qual è il problema della generazione dei 30/35enni?

I problemi della mia generazione li hanno creati gli altri. Io credo, invece, che abbia qualcosa di speciale. Svantaggiata, disillusa, sfortunata per certi punti di vista, ma proprio per questo così capace di reinventarsi. Siamo uniti da un’infanzia serena, dalla capacità – e dalla necessità – di stare davvero insieme, dalla musica, che mai ha offerto un panorama così vasto come negli anni ’90.

Credi che sia una generazione poco rappresentata (per esempio nei film o nei brani)?

È una generazione spartiacque, di passaggio, a cavallo tra l’analogico e il digitale. Si parla poco dei trentenni, perché oggi sono ancora giovani ma ieri erano già vecchi. Non hanno numerose icone a rappresentarli, solo tanta gente brava a fare tante cose diverse, che però si è persa nel marasma.

Ti ricordi quando hai scritto “bilico”? Cosa stava accadendo nella tua vita?

“bilico” è il primo testo che ho scritto in italiano, tanto tempo fa. Poi l’ho lasciata in disparte per riprenderla in un periodo in cui ormai raccontava cose che non erano più mie. Per questo mi è venuta bene. Non ne sono coinvolto, sono solo un osservatore.

Cosa puoi anticiparci del tuo disco in uscita per Le Siepi Dischi? E che cambiamenti pensi ci saranno dai tempi di “Giorni Vuoti”?

Aver fatto pace con me stesso è stato il punto di partenza per discostarsi dall’atmosfera più dark di “Giorni Vuoti” e lavorare un po’ di più di nostalgia e sensazioni, con una sorta di pacifica rassegnazione, con una nuova consapevolezza. “mai” ha dato il via ad un nuovo caspio, un po’ più consapevole, più solido, che ha voglia di fare.

Aspettative per il futuro?

Ho quella parte di cervello dedicata alla musica che va a mille e a breve vi darà di nuovo notizie di sé.