Daniele Ippolito, nessun dubbio e l’importanza del tempo stesso

Daniele Ippolito è tornato! Il 15 giugno è uscito “Tempo”, il suo nuovo progetto ambient. Tre tracce completamente strumentali che raccontano in musica il cambiamento che stiamo vivendo. “Tempo” nasce come un unico brano di 12.43 minuti, ma l’artista ha deciso di presentarlo come tre atti dello stesso progetto. I brani eseguono tre differenti strutture armoniche ma si congiungono in perfetta simbiosi sonora. Siamo di fronte a quello che potremmo definire un mini EP. Tre brani ambient perfetti per una giornata in relax o per un allenamento di Yoga.

Ne ho parlato con lui.

Quando ti sei avvicinato alla musica? E quando hai capito che avrebbe fatto per sempre parte della tua vita? Hai dubbi a riguardo?

Mai avuto dubbi in merito, l’ho capito nella mia adolescenza, ai miei 13 anni dopo aver ascoltato in modo assiduo il brano a-ha take on me, sapevo che quelle sonorità che mi emozionano erano sviluppate da sintetizzatori e li ho scoperto che la musica sarebbe diventato tutto.

E invece, che tipo di rapporto hai con lo studio della musica?

Sono contro la forma accademica musica motivo per cui scelsi fin da subito di imparare ma di non seguire percorsi formativi lunghi decenni di indottrinamento.

Come hai diviso Tempo in tre atti?

Tre tempi, e tre chiavi armoniche differenti connesse tra loro in simbiosi.

Cosa vorresti che arrivasse a chi ascolta il tuo disco?

L’importanza del tempo stesso, e l’importanza di un progetto musicale che seppur diviso in tre parti, ogni parte è necessaria all’altra se si vuole recepire il messaggio. Insomma uscire dai canoni radiofonici dei 3m delle volte è necessario. Un po’ come rompere delle regole

Hai già qualche piano che va oltre Tempo?

Un nuovo album, sarebbe il mio terzo, quello per cui ho grandi ambizioni. E ulteriori ingaggi per la cinematografia.