“E poi basta” di Esperance Hakuzwimana Ripanti, e le letture obbligatorie

Avrei voluto leggere questo libro quando mi sentivo sola. Quando mi sentivo un’adolescente folle, brutta e indesiderabile. Avrei voluto sapere come ci si sente ad essere diversi, che è come mi sento anche io, che non ho la pelle scura e sono italiana. Che io, ammetto, il razzismo non l’ho mica mai capito, sono sempre stata per un estremo vivi e lascia vivere, ma non sapevo davvero cosa significasse davvero essere stranieri a casa propria, come è successo ad Esperance Hakuzwimana Ripanti.

Abito in periferia, e ogni distanza verso il centro si copre con un’oretta di autobus, una linea milanese che raccoglie i diversi personaggi che da fuori si addentrano a Milano e poi si allontanano di nuovo. Ho letto questo libro autobiografico di Esperance, che seguivo già appassionatamente su instagram, su quest’autobus, in un paio di giorni, andata e ritorno. Mi è sembrato di entrare nella testa degli studenti di seconda generazione, a vedere tutte le pelli e gli occhi diversi, e mi sentita, forse per la prima volta, parte di tutta questa cosa, che nel mio buonismo generale avevo sempre sottovalutato.

Avrei voluto che questo libro me l’avessero dato al liceo, quando la mia migliore amica era una ragazza albanese che non aveva ancora la cittadinanza italiana e me ne parlava come se fosse la cosa più grave del mondo, perchè lei era qui da quando aveva 5 anni. A me non sembrava niente di che, non sapevo che dire, non capivo. Forse avrei capito.

Avrei voluto avere questo libro quando dicevo cose tipo ma questo vestito è troppo da negra? senza neanche pormi la domanda che qualcuno potesse sentirmi, e ripensarci la sera prima di andare a dormire, turbato. Questo libro, bellissimo, forse uno dei più belli che ho letto ultimamente, mi ha fatto entrare nella testa di qualcun altro.