“Come Le Cicale” di Fiore Manni e quell’adolescenza che non ho mai avuto

Fiori Manni mi piace tantissimo. L’ho conosciuta con una challenge su Youtube (quella di leggere sette libri in sette giorni), non avevo mai neanche sentito nominare “Camilla Store” e per me era solo una bella ragazza con la passione per la lettura. Solo dopo ho capito che c’era dietro molto altro: un’autrice, un mondo immenso fatto di manga, titoli, film, un meraviglioso ragazzo di nome Michele, sceneggiatore di fumetti, e un pizzico di quella vita che vorrei avere anche io, un giorno o l’altro.

Perchè poi, anche se di base sono quasi sempre alla ricerca spasmodica di cose da fare, la verità è che io vorrei restare tutto il giorno sul divano a leggere, in pigiama, in una casa isolata e fuori dal mondo. E Fiore (sebbene sappia benissimo che è spesso sommersa di scadenze e progetti) da fuori dà quell’immagine lì, e Dio solo sa quanto vorrei essere un po’ così. Mi sono innamorata di lei per quell’aria da ragazza della porta accanto, per quella vita fatta di volumi che arrivano continuamente a casa, gambe intrecciate sul divano, tante parole e amore. Non serve tanto altro.

E quindi, con questo spirito di idealizzazione estrema, mi sono approcciata al suo ultimo romanzo dal titolo Come le cicale. Preordinato abilmente su Amazon, scartato e letto nei miei viaggi eterni sull’autobus che mi riporta a casa. Non so cosa mi aspettassi, semplicemente non ho sentito molto. Non era la mia storia, non era niente se non un’adolescenza al mare che non ho mai avuto. Ho risentito le prime cotte, ho sentito quella voglia estrema di sentirmi bella, finalmente, e di costringere mia madre a comprarmi un costume da bagno che mi stesse meglio, ma poi mi sono dissolta in questa noiosa normalità. Mi sono ricordata di quanto mi annoiassi, quando avevo tredici anni e passavo le giornate ad aspettare che qualcosa cambiasse.

Quando avevo tredici anni, o quell’età lì, andavo alla fiera di Senigallia a Milano, rimandavo le letture ai momenti in cui non avrei dovuto studiare, scrivevo un diario e andavo in biblioteca a fare i compiti. Passavo le estati a guardare serie e a innamorarmi degli attori. Mi sono intristita pensando che io di crush e confidenze non ne avevo molte, come non avevo gli amici del mare e i relativi drammi.

Fiore Manni scrive benissimo la storia di una ragazzina che si innamora di una sua coetanea, e da lì la confusione, gli imbarazzi e tutto il resto. Solo che il tutto è immerso in un’atmosfera infantile e i miei occhi, ormai adulti suppongo, mi hanno fatto percepire tutte quelle crisi come passate, futili, retrò. Piacerà a chi è esattamente lì, come quelle ragazzine che si inseguono sulla spiaggia. Forse non c’è dialogo, e Fiore Manni ci mostra un tempo lontano senza farci veramente entrare.

Mi sono sentita esclusa da un mondo bellissimo, quando ero sull’ultima corsa dell’autobus che mi portava a casa.