L’eclettico Azazel e la gentilezza verso sè stessi

Momento di scrittura notturno in questo nuovo periodo assurdo dove lavoro e faccio poco altro. Che poi oggi non ho neanche avuto tanto modo di fare chissà cosa, eppure eccomi di nuovo qui, quasi a mezzanotte ancora davanti al computer, che mi prendo questa piccola pausa a pensare che forse, noi che facciamo della passione il nostro lavoro, forse non siamo neanche così fortunati.

Perchè immaginatevi questa cosa del dover convivere costantemente con ciò che amate, un amore asfissiante, invadente, prevaricante. L’amore per la musica, l’arte, la fotografia, la scrittura e tutto quanto, diventa una relazione tossica. A volte non ne posso più. Questo blog è la mia piccola pausa da una relazione tossica.

Azazel, in cui sono incappata qualche giorno fa, lavora nel campo della moda, e ha fatto della musica la sua pausa. Ne ho parlato un po’ con lui, e mi è piaciuto tanto.

Come si conciliano la moda e la musica?

Moda e musica per me sono stati sempre correlati, la moda aiuta a mettere in forma l’espressione artistica della musica. In connubio creano gli artisti, rendendoli riconoscibili e soprattutto indimenticabile.

Sei anche un abile videomaker e fotografo, come hai iniziato?

Iniziai qualche anno fa come stylist e poi sono successivamente passato alla fotografia e produzione video. È stato un processo autodidatta necessario per capire cosa volessi trasmettere al pubblico.

Qual è il messaggio che vorresti passasse a chi ascolta il tuo disco?

“Sii te stesso, non perdere tempo” cosi ripeto nel mio singolo 24/7. Non c’è tempo da perdere perché la vita è troppo breve, se hai un’idea in testa seguila e portala fino in fondo. Non importa quanto tempo ci voglia ad ottenere risultati.

Quando hai subito episodi di discriminazione? Cosa ti è rimasto?

In varie occasioni, da aggressioni per strada ad agenzie immobiliari che non mi permettevano di avere una casa perché “troppo strano”. Tutti questi episodi mi hanno fortificato, e sono arrivato al punto in cui non me ne importa niente di cosa pensano le persone.

In che modo il KPop ti ha influenzato?

Ascolto Kpop da quando ho 12 anni, è stato il mio genere primario per molto anni, e penso in parte lo sia ancora. Le sonorità sicuramente mi piacciono molto, e l’orecchiabilità dei pezzi è qualcosa che mi è rimasto nel mio processo di scrittura.

Prossimi step?

Rilascerò un nuovo singolo a Luglio, e prossimamente avrò dei Live a Londra (finalmente)!